sabato 31 dicembre 2011

Power to the Story


Ho appena deciso che il mio nuovo motto sarà "POWER TO THE STORY": potere alla storia.

Artifici retorici, tecnici, grafici, uso dei dialoghi... In quello che faccio tutto dev'essere al servizio della storia nel senso più puro del termine. Cercare l'essenzialità del "nucleo" e poi decidere di volta in volta di quanti "strati" di "ciccia" rivestirlo.

Spero che il dio degli sceneggiatori mi assista in questo percorso ascetico.

Potere alla storia!

E ora entriamo nel mood giusto con "Power to the Music" dei Motley Crue:


Cerotti contundenti


Mora ha tentato il suicidio in carcere applicandosi dei cerotti su bocca e naso.

La prossima volta tenterà di affogare nel lavandino.

martedì 27 dicembre 2011

Come un dio


Fare lo sceneggiatore può essere esaltante: si gioca a fare Dio.

La cosa più divertente è dubitare di una mano superiore che guidi la nostra vita, e invece nelle storie che scriviamo diventare proprio quell'entità superiore che inanella gli eventi in modo che niente sia lasciato al caso, che tutto abbia una motivazione e una conseguenza, incastrando i tasselli in maniera coerente con un "disegno intelligente" che guidi le vite dei nostri personaggi.

E' divertente oliare a dovere la ruota del karma, in modo che chi dei nostri personaggi ha fatto del bene alla fine riceva del bene, e chi ha fatto del male, mal glie ne incolga. Sarebbe bello che fosse davvero così anche nella vita reale.

Però è anche divertente che ogni tanto qualcuno riesca a sfuggire alla ruota del karma. Ma solo perché l'abbiamo deciso noi, gli dei delle nostre stesse storie.

E ora scusate, vado a gettare un fulmine sulla testa di un personaggio.


P.S.: La bella illustrazione sopra è la copertOna del fumetto "Dei" di cui autori sono i cari amici e stimati colleghi Alex Crippa ed Emanuele Tenderini.

E ora godiamoci "Come un dio" dei Litfiba!

mercoledì 21 dicembre 2011

lunedì 19 dicembre 2011

Al bar


Sentito al bar:

- Condoglianze... Ma poi è venuto il Luigi?

- Ma va'! Mi ha proprio deluso. Sono cinquant'anni che ci conosciamo... Sono andato a tutti i suoi funerali e lui non è venuto al mio...

mercoledì 14 dicembre 2011

PreTesti n.3


E' uscita PreTesti numero 3 di dicembre, la rivista online di Telecom Italia su cui potete trovare la strip BookBugs a opera mia e del prode Donald Soffritti.

La trovate cliccando QUI.

Buona lettura!

lunedì 12 dicembre 2011

Milano da bere


Per chi tende a vedere il bicchiere mezzo pieno, Milano è la giusta via di mezzo tra una città italiana e una metropoli europea. Paragonata alle altre città italiane, c'è molto meno pressapochismo, ma non è nemmeno così fredda e alienante come una grande metropoli straniera.

La metà vuota del bicchiere invece è che a Milano non c'è la stessa "joie de vivre" tipica delle località meridionali, né l'efficienza dei servizi delle città nordiche.

Insomma, sembra che manchino un sacco di cose in questa città.

Ma in fondo non è vero, a Milano si trova di tutto. Me ne lamento un sacco, ma resta sempre la mia città. Per dire, mi lamento dei ritardi dei mezzi, ma poi mi accorgo che per i romani i mezzi milanesi sono efficientissimi. E rabbrividisco. E penso alla fila interminabile di autobus a Oxford Street, a Londra.

Comunque, per una volta mi sforzo di vedere il bicchiere mezzo pieno, se no che Milano da bere sarebbe?

venerdì 9 dicembre 2011

Vivere di emozioni


Qualche giorno fa ho avuto il piacere di rivedere dopo anni un caro amico, giovane imprenditore di successo, che sta investendo tempo e denaro in campo artistico (musical, e altro).

Quello che mi ha entusiasmato è il suo obiettivo di guadagnare - guadagnare bene - sfruttando le sue doti imprenditoriali in campo creativo senza snaturare l'essenza dell'arte di cui va a occuparsi.

E mi ha fatto riflettere sul mio stesso lavoro.

Io mi guadagno da vivere principalmente scrivendo storie. Scrivere storie significa soprattutto creare emozioni. Emozioni tra i personaggi, emozioni in te lettore che ti immedesimi nei personaggi. Amore, rabbia, gelosia, esaltazione, divertimento, eccitazione, delusione, allegria.

Mi sono accorto che io campo grazie alle emozioni. Mie, dei miei personaggi, dei miei lettori.

In un certo senso vivo di emozioni.

E' una cosa che mi spaventa e mi esalta allo stesso tempo.

giovedì 1 dicembre 2011

Orizzonti di gloria


Un interessante post sul blog dell'amico disegnatore e colorista Emanuele Tenderini mi ha ispirato ulteriori riflessioni.

Per quanto mi riguarda, anch'io ho in mente i risultati che vorrei ottenere nella mia carriera, basati magari sui miei sceneggiatori e scrittori preferiti (come Alan Moore o Tarantino). Da una parte ho l'obiettivo ideale, forse irraggiungibile. Dall'altra ho ciò che già so fare bene e che magari mi è costato sudore della fronte imparare a fare.

Per quanto mi riguarda, però, non corro troppo, non tento di raggiungere immediatamente quell'obiettivo utopistico, perché ne rimarrei immediatamente deluso. Ma neanche mi siedo a poltrire o mi fossilizzo su ciò che già so fare.

L'unico modo che conosco per progredire è andare avanti a piccoli passi. Ogni piccolo passo mi costa fatica. Più o meno ho in mente una strada, che fra l'altro col passare del tempo spesso cambia direzione. Se cercassi di fare il salto in lungo atterrerei nel posto sbagliato, perché la strada va percorsa tutta curva dopo curva.

E magari percorrendo la strada un metro alla volta, senza mai fermarsi, si scopre che la meta è completamente diversa da ciò che ci si immaginava all'inizio. Che magari la mia vera "voce" da autore è totalmente diversa da quella dei miei mostri sacri.

Cercare di raggiungere subito l'obiettivo significherebbe anche rischiare di copiare gli autori che mi ispirano. E, in fin dei conti, scrivere una schifezza.

Un passo alla volta invece, la strada cambia, le influenze e ispirazioni aumentano, magari scopro anche che sono portato a fare qualcosa di diverso da ciò che adoravo da ragazzino.

Bone, per esempio.


A proposito dell'ultimo post e della diatriba fumetto d'autore vs fumetto popolare, prendiamo ad esempio l'ottimo Bone di Jeff Smith. Non ho letto tutto di Bone però penso di essermi fatto un'idea.

Bone è visto un po' come il fumetto umoristico ma "d'autore-alternativo-autoprodotto", insomma di qualità perché di nicchia e non popolare. Un po' il baluardo umoristico in un settore intellettuale e quindi tendenzialmente serio.

Però chi conosce bene Disney non può non notare che narrativamente parlando l'influenza disneyana è fortissima in Bone. Mettete Topolino, Pippo e Zio Paperone al posto dei tre personaggi principali e la storia regge perfettamente. Si potrebbe vederla come una perfetta storia Disney che non si sarebbe mai potuta fare a causa di certi vincoli.

Non metto in dubbio ovviamente il grosso debito grafico dovuto a Walt Kelly, ma le caratteristiche dei personaggi, certe atmosfere, certe progressioni narrative, non possono non farmi venire in mente le storie Disney di Walsh-Gottfredson e di Carl Barks.

Autori di qualità all'interno del fumetto popolare. Le famose "stronzate" che legge la maggior parte della gente.
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