venerdì 26 novembre 2010

Concorso OltreComics


Il sito fumettistico www.OltreComics.com ha indetto un concorso natalizio di cui sono giudice insieme ad altri due fumettisti.

Leggete QUI il bando e... in bocca al lupo!

mercoledì 24 novembre 2010

Collega?!


Mentre stavo scrivendo il recente post su Alan Moore, e stavo aggiungendo le tag (o etichette), mi sono trovato davanti l'etichetta "colleghi".

Per un momento, un solo momento, ho pensato: "Di lavoro faccio lo sceneggiatore di fumetti. Alan Moore anche. Quindi siamo... colleghi?!"

Ho avvertito una specie di vertigine. E una voce dentro di me: "Toglitelo dalla testa".

Posso arrivare a sentirmi collega di autori che stimo molto e ritengo tra le mie influenze. Faraci, ad esempio, che conosco di persona, e quindi scoprendo trattarsi di essere umano posso arrivare a ritenermi collega. Molto meno bravo di lui, ma tutto sommato collega.

Faccio una grande fatica a ritenermi altrettanto collega con qualche mostro sacro come Sergio Bonelli, Tiziano Sclavi, Alfredo Castelli. Molta, molta fatica. Ma a livello teorico so che non è del tutto sbagliato (mentre mi prostro in segno di rispetto).

Ma con Alan Moore no. Non ce la faccio proprio.

E' come se un prete di campagna si ritenesse "collega" di Gesù Cristo.

Lo so, paragone un po' azzardato, ma mi andava di metterci un'iperbole.

lunedì 22 novembre 2010

Moore e l'educazione


Il punto di vista come al solito geniale di Alan Moore sull'educazione (traduco alla buona):

"Troppo spesso l'educazione funziona come una forma di terapia dell'avversione, dove ciò che stiamo realmente insegnando ai nostri figli è associare l'istruzione al lavoro e associare il lavoro alla fatica cosicché per il resto della loro vita essi possibilmente non si avvicineranno mai a un libro perché associano i libri all'istruzione, l'istruzione al lavoro e il lavoro alla fatica. Considerato che dopo la sgobbata di una dura giornata, invece di rilassarsi con un libro preferiranno molto di più sedersi di fronte a una soap opera senza pretese perché questa ovviamente non sta insegnando loro niente, perciò non è istruzione, perciò non è lavoro, non è fatica, quindi dev'essere piacere. E penso che questo sia il tipo di circuito che tendiamo ad avere impresso su di noi a causa del processo educativo."

Non potrei essere più d'accordo con Moore, e la cosa interessante è che se questo vale per l'Inghilterra, figuriamoci per l'Italia!

Da ricordare che Alan Moore fu cacciato da diverse scuole superiori e non conseguì mai il diploma. E ora le sue opere vengono insegnate a scuola (negli Stati Uniti, ovviamente).

venerdì 19 novembre 2010

Inception reloaded


Stavo facendo una riflessione accessoria sul film "Inception" di Chris Nolan.

Il regista secondo me, come già ha fatto con "The Prestige", ha cercato di fare una riflessione meta-narrativa e di dirci come funziona secondo lui una storia, come si fa a far passare un messaggio attraverso la narrazione.

Lo racconta quando i protagonisti discutono su come innestare un'idea in una vittima.

Prima di tutto l'idea dev'essere molto semplice e immediata.

Poi se l'enunciazione è positiva è più efficace rispetto a un'idea negativa. Nel caso specifico i protagonisti invece di dire alla loro vittima "non portare avanti l'impero industriale di tuo padre", decidono di fargli pensare "voglio creare qualcosa di mio", portandolo anche a riconciliarsi con la figura paterna piuttosto che ad arrabbiarsi ulteriormente con lui.

Questo funziona per qualsiasi idea. Per fare un esempio banalissimo, in una storia piuttosto che "non inquinare" funziona di più il messaggio "rispetta la Natura". E così per qualsiasi messaggio anche socialmente impegnato che volessimo comunicare in una nostra storia. E' un meccanismo psicologico innato nell'uomo, fin dall'infanzia: se si dice a un bambino "Non correre", la cosa a cui penserà istintivamente è la parola "correre", purtroppo la negazione raramente funziona. E se funziona il bimbo crescerà un po' frustrato per tutte le negazioni cui si è abituato a sottostare. Molto meglio (non lo dico io, ma gli psicologi) dire a un bambino "vai piano", quindi. Poi mi rendo conto che fare il genitore non è certo facile, ma qui sto divagando.

Altra riflessione importante riguardante la comunicazione di un messaggio allo spettatore o lettore, riguarda il COME: attraverso i vari "livelli di sogno" prima comunicano l'idea alla vittima, la presentano non come un'imposizione ma come una semplice "possibilità", un'eventualità su cui riflettere. In un secondo tempo investono questa idea di una carica emotiva in modo che la vittima si convinca dell'importanza di essa.

Lo stesso vale per le storie che scriviamo. Se il messaggio dev'essere "rispetta la Natura", dobbiamo far vedere prima il mondo inquinato, poi presentare la possibilità di rispettare la Natura, infine far sì che il nostro protagonista sia emotivamente colpito dal tema della storia e del messaggio. Ad esempio all'inizio è uno che se ne frega, inquina a più non posso nonostante sua moglie gli dica continuamente di non farlo, e anzi la prende in giro per le battaglie ecologiche di lei. Poi però la stessa moglie rimane uccisa per aver bevuto acqua contaminata dai residui lasciati nel terreno da un ex impianto chimico, per cui il protagonista si sente in colpa per essersene sempre fregato e lo scopo della sua vita diventerà far bonificare l'area chimica e creare un parco che intitolerà alla persona che amava. E in tutto questo verrà anche incriminata la società dell'impianto chimico negligente, giusto per gradire. Così, il messaggio "rispetta la Natura" viene investito da una carica emotiva interna al personaggio con cui ci immedesimiamo, e raggiunge più profondamente lo spettatore, piuttosto che gridargli in faccia sterilmente che non bisogna inquinare.

Ma la riflessione vale non solo per le storie, il cinema, ecc. Va estesa a qualsiasi tipo di messaggio: quelli veicolati dalla pubblicità, o dalla politica ad esempio.

Insomma, questo "Inception" si è dimostrato una miniera di riflessioni narrative!

martedì 16 novembre 2010

Paperinik Cult #67


E, come previsto, su PAPERINIK CULT numero 67 di novembre trovate le storie relative ai Twin Boys estrapolate dalla serie "Paperinik contro tutti": sia quella già pubblicata che quella inedita.

Unico neo: nei crediti c'è scritto che la prima storia è stata sceneggiata da Riccardo Secchi, mentre in realtà l'ho sceneggiata io...

domenica 14 novembre 2010

Carnevale della Matematica


Da qualche tempo esiste una manifestazione che si chiama "Carnevale della Matematica", che se ho capito bene consiste nell'ospitare una volta al mese su un determinato blog (ogni volta uno diverso) una serie di articoli di argomento matematico.

Gianluigi Filippelli, ricercatore di fisica (se non ho capito male) mi ha chiesto di contribuire questo mese a quello che si è tenuto sul suo blog Science Backstage.

I troppi impegni non mi avrebbero consentito di pensare a scrivere qualcosa. Ma negli stessi giorni in cui me l'ha chiesto, per questioni lavorative mi stavo documentando sulla Macchina Differenziale di Charles Babbage, che mi ha fatto scaturire una serie di ragionamenti sull'inventiva degli scienziati ottocenteschi. Ho deciso così di dedicare un po' di tempo semplicemente a mettere nero su bianco ciò che mi frullava in testa, e "regalarlo" a Gianluigi per il suo Carnevale.

Potete leggere tutti i contributi cliccando QUI.

Il mio contributo invece lo potete leggere qui sotto.

Buona lettura!

800, THE NUMBER OF INVENTION

Ultimamente per questioni di lavoro mi è capitato di documentarmi su alcune invenzioni dell'800, in particolare la Macchina Differenziale progettata dal matematico inglese Charles Babbage.

Per i pochi matematici tra di voi che non lo dovessero sapere, si trattava di un calcolatore programmabile, azionato meccanicamente. Una sorta di antenata delle calcolatrici, con la differenza che era larga due metri e alta due e mezzo e strapiena di ingranaggi che la facevano pesare diverse tonnellate. Poco pratica da nascondere sotto il banco durante il compito di mate.

Per la precisione, la macchina serviva a "tabulare funzioni polinomiali", che per un profano assoluto come me è comprensibile quanto il mitico cartello di Jacovitti "E' quasi vietato sbarbaganare le pitinicchie". Non conosco il senso dell'umorismo dei matematici, percio’ specificherò meglio: non ci capisco niente.

Comunque, il prototipo di Babbage era imperfetto, nonostante per costruirlo il governo britannico gli avesse erogato un ammontare di sterline pari a VENTI LOCOMOTIVE, e capirete che Babbage non accettava di fare così la figura del... babbo, se mi permettete il turpe gioco di parole.

Si mise così a progettare la Macchina Analitica - un'evoluzione della Differenziale - insieme alla matematica Ada Lovelace.

La Lovelace fu la prima a inventare l'algoritmo, che voi saprete certamente cos'è, a differenza di me che fino all'altroieri ero convinto fosse un difetto cardiaco o un qualche genere di musica caraibica.

Comunque sia, la Lovelace è considerata la prima programmatrice di computer al mondo, e da un paio d'anni si festeggia l'Ada Lovelace Day, una manifestazione "bloggosa" (proprio come il Carnevale della Matematica) per celebrare l'apporto femminile alla scienza. Ma questo voi lo saprete meglio di me... Degli appassionati di matematica NON possono non essere almeno un po' nerd.

Detto questo, perché ne parlo?

Perché mi è capitato di riflettere sull'incredibile fame di conoscenza, di invenzione, la pionieristica temerarietà dell'uomo del XIX secolo. Io me ne intendo veramente poco, ma solo a pensare a tutto ciò che è stato inventato o scoperto in quel periodo, dal telegrafo al telefono, dall'automobile al treno, la radio, la pila, la fotografia, la distribuzione della corrente elettrica, dirigibili, mongolfiere, sommergibili, aeroplani, lambrette (ah no, quelle no)... mi emoziono. L'epoca delle meraviglie.

E il ragionamento che mi viene subito dopo è: ma quanto erano pazzi questi inventori? Chi glielo faceva fare a Franklin di attirare un fulmine con un aquilone? Perché giocare con l'elettricità con la bobina di Tesla o la gabbia di Faraday? Per tanti scienziati che hanno creato invenzioni di successo e le hanno potute raccontare, quanti saranno morti fulminati o intossicati da qualche composto chimico o saranno saltati in aria coi loro laboratori?

- Voi siete già ricco, Lord Plummer, che bisogno avete di fare l'inventore?
- By Jove! Sir Badminton, siamo nel secolo del positivismo, della sturm und drang, del socialismo, della rivoluzione industriale, di Dr Jekyll e Mr Hyde, del laudano e dell'assenzio, del carbone e dello steampunk, della Lega degli Straordinari Gentlemen e dell'invenzione della Pizza Margherita. Posso io non prendere parte a tale fervore intellettuale?
- Per carità, Lord Plummer, sarebbe un delitto tale e quale a quelli del nostro contemporaneo nonché concittadino Jack Lo Squartatore.
- Ecco dunque Sir Badminton che mi accingo a inventare una nuova medicina in grado di guarire da tutti i mali, che abbia inoltre un sapore gradevole. Per prima cosa ho riempito la piscina con quel nuovo rimedio statunitense per il mal di testa.
- Quello in cui vi sono mischiate foglie di coca e noci di cola, Lord Plummer?
- Precisamente, Sir Badminton. Inoltre, per vedere l'effetto che fa, mi accingo a versarci dentro contemporaneamente diverse libbre dei seguenti ingredienti: benzoato di potassio, acido aspartico, fenilalanina, metanolo, sale di potassio, gelatina e gomma arabica.
- Magnifico, Lord Plummer! Con la vostra invezione potreste salvare l'impero britannico di sua Maestà la Regina Vittoria!
- Allora verso, Sir Badminton?
- Versate, Lord Plummer.

* BOUM! *

Fu scoperto così il curioso fenomeno Coca Light + Mentos.


Tornando seri, andiamo a prendere un esempio molto piccolo. Il palloncino. I classici, banalissimi palloncini volanti che si regalano ai bambini.

In antichità era già stato fatto uso di oggetti simili, solitamente "Vesciche animali riempite d'acqua" (bleah).

Ma il palloncino come lo intendiamo noi fu inventato nel 1824 da Michael Faraday per i suoi esperimenti con l'idrogeno. Ora io mi chiedo: chi gliel'ha fatto fare a Faraday di riempire un palloncino di gomma con l'idrogeno? Come poteva essere sicuro che il contatto tra gomma e idrogeno non avrebbe generato - che ne so - un esplosivo, o un acido? Oggi noi sappiamo che i palloncini non sono pericolosi (a parte il caso di quel prete brasiliano che è partito in cielo con centinaia di palloncini stile "Up" della Pixar e non è più tornato). Oggi abbiamo metodi immagino molto più sicuri di testare le sostanze, abbiamo (avete, io me ne sto comodo alla mia scrivania con le mie sceneggiature) conoscenze e ambienti che permettono di rischiare di meno. Ma per arrivare a queste conoscenze, a sapere che la tale sostanza con la talaltra non esplode, l'uomo è dovuto passare proprio da quel periodo di magnifica follia scientifica che fu l'800.

Da una parte credo che non possiamo che essere grati a coloro che allora a rischio della propria pelle (chi ha detto Marie Curie?) hanno fatto incredibili scoperte e invenzioni. Da un altro punto di vista forse dovremmo maledirli, visto che tutto ciò che inquina è stato praticamente inventato allora. Chi lo sa.

Certamente mi resta una suggestione, che magari per voi matematici è scontata ma non lo è per me che durante la lezione di matematica l'unica cosa che contavo erano le pecore: le invenzioni di carattere matematico, dalla Macchina Differenziale - progenitrice del computer - a tutti gli algoritmi-logaritmi e mille formule per me incomprensibili, sono un po' invenzioni e un po' scoperte.

Perché per inventarsi una formula bisogna sostanzialmente SCOPRIRE un aspetto della matematica cui non si era pensato fino a quel momento. Così come si mettono insieme due elementi chimici, altrettanto si prova: ma se metto insieme questi elementi matematici, che cosa ottengo? Toh! Non si inventa qualcosa di nuovo, perché se io scopro per la prima volta che 2+2 fa 4, e provo a farlo aggiungendo due mele ad altre due mele, mi rendo conto che nella realtà due mele più due mele ha sempre fatto quattro mele. L'ho scoperto, non me lo sono inventato. Non si può inventare la matematica, la si scopre. Magari sto dicendo delle bestialità. Mi farete sapere cosa ne pensate.

In questo senso, anche se si tratta di concetti matematici astratti, si scopre qualcosa che c'è sempre stato nella matematica - la quale in fondo è solo un modo di dare nomi alle regole che da sempre governano la realtà - e che in qualche modo ha a che fare col funzionamento stesso della Terra, dell'Universo, di Busto Arsizio, della realtà tutta, ma nessuno ci aveva ancora fatto caso.

E forse è così per tutte le invenzioni. Così come una complessa formula matematica è uno strumento per utilizzare le regole intrinseche al nostro mondo, altrettanto un telefono serve a utilizzare delle caratteristiche (la possibilità di convertire impulsi da sonori a magnetici a elettrici e ritorno) che in natura ci sono sempre state e che nessuno aveva mai sfruttato fino ad allora.

Oh, se ho detto una cazzata ditemelo pure, eh?

sabato 13 novembre 2010

Auguri RLS!


E così, scopro che il giorno dopo il mio ricorre il compleanno di un altro grande scrittore (ahah!).

Oggi si festeggiano i 160 anni di Robert Louis Stevenson, che il mondo deve ringraziare per "L'isola del tesoro", "La freccia nera", ma soprattutto per quell'immenso capolavoro che è "Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde", capostipite della letteratura gotica ottocentesca.


Qui sotto, la pionieristica scena iniziale in soggettiva di "Dr. Jekyll and Mr. Hyde" del 1931, diretto da Robert Mamoulian.



Buon compleanno RLS!

martedì 9 novembre 2010

Topolino 2868


Periodo pieno di pubblicazioni Disney che mi riguardano, a quanto pare...

Su Topolino n. 2868, in edicola da domani 10 novembre trovate la storia sceneggiata da me su soggetto di Tito Faraci "Paperino e il patrimonio architettonico", per i disegni di Roberto Vian.

Buona lettura!

martedì 2 novembre 2010

Paperinik Cult #66


Mi era sfuggita un'altra uscita: su Paperinik Cult n. 66 di ottobre 2010 trovate la ristampa di "Paperinik contro il Dr. Hack-Mac", prima puntata della saga "Paperinik contro tutti" scritta da me e Riccardo Secchi e uscita su Topolino nel 2007. I soggetti sono stati scritti insieme da me e Riccardo su spunto di P. Hopfner. Le storie sono quattro: ne abbiamo sceneggiate due a testa io e Riccardo.

La cosa interessante è che oltre alla prima puntata della saga è stato pubblicato anche l'inedito "ritorno" del cattivo Dr Hack-Mac. Infatti all'epoca avevamo scritto "preventivamente" i ritorni di tutti e quattro i villain visti nella saga. I lettori poi avevano votato il loro cattivo preferito di cui era stato pubblicato il ritorno. In quel caso si era trattato di Mr Invisible, perciò la seconda storia preparata per ognuno degli altri cattivi non era mai stata pubblicata. Fino ad ora! Ecco quindi che nello stesso numero c'è "Paperinik e il ritorno del Dr. Hack-Mac"!

Se tanto mi dà tanto, nel prossimo numero (che se non sbaglio esce il 5 novembre) ci saranno entrambe le storie che coinvolgono i Twin Boys.

Un altro motivo importante per segnalare l'uscita: si tratta della prima ristampa in Italia di una mia storia Disney, anche se si tratta del 50% del soggetto!

Festeggiamo!

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