lunedì 28 giugno 2010

WU)magazine


Su WU)magazine n.11 di giugno trovate una mia breve intervista (pg. 33) a opera di Fiamma Sanò.

La rivista potete trovarla in diversi locali, negozi e hotel di alcune città italiane.

QUI una lista delle città e degli esercizi commerciali dove reperirla.

Buona lettura!

mercoledì 23 giugno 2010

L'anello di Re Salatoni


Ricordo che da bambino per diversi anni ero stato convinto che da grande avrei fatto l'etologo, lo "psicologo degli animali". Avevo letto un paio di libri di quel genio di Konrad Lorenz, e mi ero proprio appassionato.

A questo proposito, da segnalare un bell'aforisma di Lorenz a tema evoluzionista:
« L'anello mancante fra la scimmia e l'uomo civilizzato esiste: siamo noi ».

Tornando in argomento, oggi non sono un etologo, eppure mi viene da pensare che non ci sono andato poi così lontano, con tutto l'approfondimento psicologico di topi e paperi che mi è necessario lavorando per Disney.

lunedì 21 giugno 2010

Uova quadre


Quale appassionato Disney non ricorda la mitica storia di Carl Barks "Paperino e il mistero degli Incas", il cui fulcro erano le misteriosa uova quadre?

Ebbene, le uova quadre esistevano davvero!

Ecco come ottenerle:



Grazie a Gaja per la segnalazione!

venerdì 18 giugno 2010

Global Command


Durante la lavorazione di una sceneggiatura, stavo facendo una ricerca in internet per delle immagini di uno zaino da sub da dare come riferimento a un disegnatore.

Per puro caso, capito su questo sito, completamente dedicato ai Big Jim, i leggendari giocattoli della Mattel.

Non sono un nerd né uno di quei nostalgici feticisti di certi vecchi giocattoli, eppure un moto d'emozione l'ho avuto quando ho rivisto alcuni dei giocattoli che mi hanno reso più felice da bambino.

Ero felice davvero allora? Chi lo sa, ma se ci penso ora non posso che percepirmi come tale. E' come al solito il filtro del tempo passato che lascia passare solo i ricordi più belli.

Così, innanzitutto mi sono esaltato vedendo l'adorato Capitan Laser, che udite udite, se abbassavi il casco e schiacciavi un pulsante emetteva una fantastica lucina dal casco che nella fantasia era un potentissimo laser in grado di bruciare qualsiasi cosa.

Così come mi sono esaltato rivedendo Commando Jeff e Professor Obb.

Ma il definitivo tuffo al cuore l'ho avuto vedendo le squadre Global Command e Condor Force. Sarà stata l'estate del 1985, ricordo che su Topolino c'era "L'incredibile avventura di Topolino" disegnata da Cavazzano, in cui il topo pensando di tornare a Topolinia dopo una visita a Zia Topolinda, si ritrovava a Disneyland, una storia piena di avventura e divertimento.

Su quel Topolino, c'era la pubblicità del Global Command, di cui mi ero innamorato immediatamente, grazie a quella strana ambientazione futuristica post-atomica o simili.

Un mesetto dopo, in un numero di Topolino con una divertente storia di paperi a proposito di una nave piena di kiwi, il colpo di genio: insieme al giornaletto c'era un'audiocassetta con dentro una storia del Global Command! Non potevo sapere che il Big Jim era ormai alla fine dei suoi giorni, per me era ancora una cosa fantastica! Non ricordo molto della storia, né ricordo la voce del narratore. L'avventura doveva essere probabilmente narrata come uno sceneggiato radiofonico con tanto di voci dei protagonisti ed effetti speciali (esplosioni, più che altro!), il titolo qualcosa come "La sfida criminale", ma una cosa so per certa: l'avventura era ambientata al Borneo! Non avevo idea di dove fosse il Borneo e dovetti farmelo spiegare dai miei genitori.

Fu così che io e mio fratello a Natale ottenemmo in regalo Dr. Alec e Baron Fangg. Mi esalto solo all'idea.


Se ci si riflette però bisogna dire che quella della storia su cassetta fu davvero un'ottima trovata. Come anche i fumettini in regalo coi Masters. Mi verrebbe da dire che furono trovate di marketing veramente azzeccate, ma magari facevano presa solo su di me, che già all'epoca ero affamato di storie lette, ascoltate, raccontate, inventate.

E ora torno a cercare quello zaino da sub: il mio protagonista ne ha proprio bisogno per tenere la statuetta preistorica all'asciutto dall'Oceano Pacifico.

mercoledì 16 giugno 2010

Atomic Robo 3


E' uscito in fumetteria "ATOMIC ROBO 3 - L'ombra dal tempo ignoto" di Clevinger e Wegener, pubblicato da ReNoir Comics.

Perché ne parlo? Ma perché l'ho tradotto io!

E vi posso assicurare che si tratta di un volume veramente valido. Un fumetto molto divertente, ma anche strapieno di citazioni, Storia, Letteratura e quant'altro. Sono sicuro che se Alan Moore ha letto questo fumetto, gli è piaciuto.

Se il primo volume di Atomic Robo (che comunque consiglio di comprare) è molto incentrato sulla comicità, e il secondo cerca di darsi maggiormente un tono ambientando la storia durante la Seconda Guerra Mondiale, questo terzo volume è la giusta via di mezzo. E' veramente molto divertente, ma nel frattempo si esplorano quattro diverse epoche: anni '20, anni '50, anni '70 e attualità. Avventura, cultura, comicità... Questo volume vale ogni singolo euro speso, perciò non posso che consigliarvi caldamente di acquistarlo.

Buona lettura!

Fumettisti alla riscossa


Secondo Stefano Piani, uno sceneggiatore di fumetti ha una marcia in più rispetto a uno televisivo.

Interessante intervento da leggere QUI.

lunedì 14 giugno 2010

Tempi di lettura


A proposito del post precedente.

Alle volte è un po' frustrante guardare qualcuno che legge le nostre storie. Sono sicuro che qualche mio collega ne ha già scritto a proposito.

Vedere la velocità con cui una persona può leggere una tua storia può infastidirti: sai di averci messo un sacco di tempo e fatica, e ora quello in pochi minuti liquida tutto.

Allora arriva il momento di ripetersi il mantra: più tempo spendi su una storia, più è facile leggerla. E' per quello che ci hai impiegato tanto a scriverla, a lavorarci di cesello e per sottrazione.

Quindi pazienza se ci mettono poco a leggerla, in fondo la cosa più bella è quando tornano a leggerla ancora.

Perciò se uno scrittore ci mette mesi a scrivere un romanzo, può essere frustrante per lui sapere che il suo libro a molti lettori durerà pochi giorni. Ma altrettanto edificante sarà sapere che per altri, esposto nella libreria di casa e pronto alla rilettura in qualsiasi momento e magari passato di padre in figlio, durerà tutta la vita.

venerdì 11 giugno 2010

Guadagnarsi il pane


Questo è un lavoro strano. Non si è muratori, non si maneggiano mattoni e finito il lavoro non si avrà una casa per poter dire "quella l'ho costruita io".

Alle volte si fatica a trovare un collegamento diretto tra ciò che si fa e il prodotto finale. A occhi esterni potrebbe sembrare che passiamo il nostro tempo a giochicchiare col computer, a gironzolare per la casa con lo sguardo assente, il che sembra sicuramente meno produttivo di riordinare la casa o pulire i pavimenti.

Certe volte la gente te lo fa pesare: in particolare in Italia c'è molta diffidenza nei confronti dei creativi, considerati perditempo, gente che gioca invece di lavorare. Mi sono sempre chiesto perché.

Alle volte, quando arriva in edicola un albo con sopra una nostra storia, sembra che ci arrivi quasi "per magia" col nostro nome, come se produrre una storia fosse una cosa facilissima e di pochi minuti tanto quanto leggerla.

La strana sensazione è dovuta senz'altro anche al fatto che appena finita una storia non è che venga pubblicata immediatamente, quando è ancora "fresca", ma deve passare ovviamente per tanti processi come il disegno, l'editing, eccetera, e può passare molto tempo prima di vederla in edicola. Alle volte quando esce non ci ricordiamo più nemmeno noi di averla scritta, e sembra davvero di non aver fatto nessuna fatica.

E così alle volte nonostante tutta la fatica che si fa, nonostante i weekend assolati passati nel chiuso delle mura a ticchettare davanti al computer mentre gli altri se ne vanno in gita, alle volte sembra davvero di perdere tempo, e non fare nulla, mentre il resto della gente si rompe in ufficio o in fabbrica a lavorare. Che abbiano ragione a essere diffidenti?

Poi però, arriva il momento di affettare il pane. Io e la mia ragazza lo facciamo in casa perché mio fratello mi ha regalato una magnifica macchina del pane.

E mentre affetto quel pane, e lo tocco, ed è reale, penso: no, che cavolo. La farina, il sale, lo zucchero, il lievito, li ho comprati coi miei soldi. I quattro soldi che guadagno scrivendo. Questo pane l'ho guadagnato col sudore della mia fronte, lavorando come fanno tutti gli altri. E nonostante la fatica mentale, mi diverto pure.

E allora mentre assaggio quel fantastico pane fragrante e appena sfornato capisco: quella non è diffidenza.

E' invidia.

mercoledì 9 giugno 2010

Con la pistola alla tempia


Una cosa interessante da studiare sarebbe il motivo per cui io (ma sono sicuro che succeda a moltissimi miei colleghi) molto spesso lavoro meglio sotto pressione. E' quasi una malattia!

So che ho un lavoro da fare. Ho un sacco di tempo, per fortuna. Cosa faccio, comincio a lavorarci in maniera sistematica, un pezzetto alla volta, in modo da arrivare a conclusione dell'opera senza troppa fatica? Niente affatto. Eh no, sarebbe troppo facile.

E invece no, non è affatto facile.

In momenti come quelli le idee non arrivano, il cervello si perde nelle spire del nulla, la mia anima di rocker ribelle e indolente si fa sentire e mentre gironzolo inquieto attorno al computer risuona nella mia testa "Walk" dei Pantera.

Mi prende una sorta di panico del vuoto. Un foglio, anzi, un file word troppo bianco davanti, un tempo troppo lungo e imponderabile che mi attende come un tuffo in un mare di cui non si scorge il fondale. Insomma, sono proprio un maledetto incontentabile!

Passa il tempo, del lavoro con la scadenza lontana faccio poooco, scrivo qualcosa poi lo butto, riscrivo, impreco, perdo tempo con chitarra/internet/serie tv/aperitivi/cene. Anche fissare il muro mi sembra un abisso meno inquietante. Su quel muro c'è una macchiolina. Nel file word nemmeno quella.

Mentre la scadenza si avvicina mi dispero sapendo che non sto concludendo niente, ululo "Perchééé?" al vento, ma la risposta is blowing in the wind, e quel file word continua a restare completo solo di firma: "Soggetto di Giorgio Salati", "Sceneggiatura di Giorgio Salati", eccetera.

Eh? Cosa c'è? Lo so che dovrei scrivere quel soggetto là, stavo strimpellando qualcosa senza alcuna importanza alla chitarra... mi aiuta a concentrarmi.

Che è anche vero, ma non è questo il punto.

La cosa bella è che in questi momenti di nulla di fatto, mi vengono le migliori idee per qualcosa che non ha niente a che fare col lavoro in questione. Idee per altre storie, fumetti, perfino canzoni. Sembra che qualcosa dentro di me decida di farmi un dispetto: invece di farti venire idee e voglia per quel soggetto-sceneggiatura-racconto che ti hanno commissionato, te le faccio venire per mille altre cose. Roba da riporre in granaio per il futuro, ok, ma non si potrebbe avere un minimo di criterio?!

Poi la scadenza si avvicina. Vicina vicina. E in quel momento scatta un altro tipo di panico. Credo in 7 anni di questo lavoro di aver ritardato una consegna giusto un paio di volte, e per pochissimi giorni. Quando la scadenza si fa pressante il mio cervello comincia a macinare. Sono capace di restare attaccato al computer a ticchettare giorno e notte finché non ho finito quello che ho da fare.

Sembra quasi che il mio cervello si metta davvero in moto solo quando ha una pistola puntata alla tempia.

Alle volte penso che dovrei arrendermi a questo metabolismo assurdo e a questa mancanza di metodo, e vivere più serenamente quei momenti di nulla di fatto che preludono al panico sotto scadenza. Potrei cazzeggiare senza farmi prendere troppo dai sensi di colpa, tanto so che alla fine riuscirò a fare lo stesso ciò che devo fare.

O forse no: il senso di colpa che mi logora nei primi giorni è la miccia stessa di quel "turbo" che si accende quando la scadenza è vicina. Mi sento un verme per non aver concluso nulla e mi costringo col cilicio a ottemperare agli accordi presi col committente.

Insomma, in tutti i casi ho sempre e comunque da lamentarmi!

Gente strana questi creativi, eh?

giovedì 3 giugno 2010

Art.May.Sound: well done!


Art.May.Sound di Bolzano è stata proprio una bella esperienza. Ho avuto la possibilità di rivedere tanti colleghi e amici con cui non capita mai di incontrarsi principalmente per questioni geografiche.

Non sto a nominare tutti perché dimenticherei qualcuno, ma mi sono proprio divertito e spero di essere in futuro invitato di nuovo.

Un ringraziamento va a Giacomo Morello, Mattia Filippin, Armin Barducci, Mattia Antino e tutti gli altri ragazzi dell'Associazione La Strada e di Corto Circuito che si sono spesi anima e corpo per portare a termine questa manifestazione.

Un ringraziamento anche a Davide Caci che durante il workshop di fumetto di sabato 29 tenuto dal sottoscritto insieme a Donald Soffritti ha scattato queste foto:

I due Eminenti Docenti impartiscono perle di saggezza al mondo.

I Docenti sono anche altamente tecnologizzati. E si inventano neologismi tipo "tecnologizzati".

Il Professor Soffritti esegue dal vivo la strip sceneggiata dal Professor Salati appositamente per l'occasione.

Prosegue l'esecuzione, sceneggiatura alla mano.

Ed ecco la strip completata.

I due incliti autori posano davanti alla propria opera subito dopo la sessione di trucco per la partecipazione al nuovo film della Famiglia Addams.

E qui si torna seri perché al workshop ha fatto la sua apparizione il Maestro Cavazzano, che ha parlato ai ragazzi col suo bagaglio di esperienza e la stessa passione dell'adolescente che ha esordito sotto l'ala del Maestro Scarpa (con lui, un visibilmente soddisfatto Giacomo Morello).

P.S.: Giuro che c'erano tanti ragazzi in sala!

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