giovedì 30 aprile 2009

Elisa Penna r.i.p


Stanotte si è spenta Elisa Penna.

Tra le altre cose, aveva contribuito alla creazione di Paperinik, e aveva scritto i fantastici Manuali delle Giovani Marmotte.

mercoledì 29 aprile 2009

Top Nine?


Dunque, mi capita ogni tanto di sentire parlare del fumetto come della "nona arte". Però mi è capitato anche di leggerne riferimenti come della "ottava arte". Allora sono andato a cercare la "classifica" delle arti, ed eccola qui:

1. Architettura (arte primitiva per antonomasia, ossia l'arte dell'uomo di costruirsi un riparo)
2. Musica (arte primigenia, all'inizio solo composta di voce e percussioni)
3. Pittura (declinazione dell'Architettura)
4. Scultura (declinazione dell'Architettura)
5. Poesia (declinazione della Musica)
6. Danza (declinazione della Musica)
7. Cinema (concilia parzialmente tutte le altre)


A parte che se si tratta di una "classifica" cronologica non sono d'accordissimo: magari la musica (il canto, la percussione ritmica), la pittura (rupestre) e perfino la danza esistevano già quando gli uomini stavano nelle caverne, e quindi ancora non avevano inventato l'architettura... ma non sono un archeologo e magari mi sbaglio.

Poi se si cerca in rete "ottava arte" viene fuori di tutto: graffiti, doppiaggio, videogiochi, perfino il calcio (!), anche se probabilmente il candidato più credibile è lo spettacolo radio-televisivo, come sostiene la rivista francese Neuvième Art...

Cercando invece "nona arte" viene fuori invariabilmente il fumetto. Quasi che l'innato complesso d'inferiorità di un mezzo espressivo nato contemporaneamente al cinema e molto prima di tv o videogiochi porti a reputare il fumetto un'arte minore rispetto a tutte le altre (e quindi in questo mi cascano perfino i francesi, che alla bande dessinnée solitamente danno molta più importanza di noialtri). Del tipo "Ottava arte noi? Ma va', saremo di sicuro la nona! Come? L'ottava non è stata ancora assegnata? Meglio, lasciamo un posto vuoto, così ci distanziamo meglio dalle altre Arti vere, che starci troppo vicino ci farebbe sentire terribilmente in imbarazzo. Magari ci puzzano le ascelle e il Cinema se ne accorge". Si sa, "Maus" in confronto a capolavori come "Tre metri sopra il cielo" è robaccia con cui pulirsi il deretano. Oppure è per bambini. O roba per pulire il deretano ai bambini.

Perciò, a parte gli scherzi, here's a question for you: il fumetto è l'ottava o la nona arte? E se è la nona, qual è l'ottava?

Ma soprattutto: che bisogno c'è di fare una classifica delle Arti? Questione imponderabile. Come chiedere "Vuoi più bene al papà o alla mamma?", o "Quanto pesa un minuto?"

lunedì 27 aprile 2009

Media


Pier Paolo Pasolini ed Enzo Biagi a RaiDue (1971)


"Quinto potere" di Sidney Lumet (1976)


Il discorso può essere rapportato non solo alla tv ma a tutti i media: giornali, internet... Che cosa succederebbe se Wikipedia cadesse nelle mani sbagliate?

sabato 25 aprile 2009

Liberi.


Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la Libertà e la Dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.

(Piero Calamandrei)

venerdì 24 aprile 2009

[NoComment] Kim Kardashian


Dal sito del Corriere della Sera:


A sinistra al naturale e a destra "photoshoppata": via la pelle a buccia d'arancia, vita assottigliata, carnagione un po' schiarita"

mercoledì 22 aprile 2009

lunedì 20 aprile 2009

Mono #6 I classici della letteratura


Sul prossimo numero di Mono, edito da Tunué, ci sarà anche una tavola sceneggiata dal sottoscritto e disegnata dal bravissimo Emanuele Tenderini!

Uscirà settimana prossima in occasione di Napoli Comicon.

Direttamente dal sito della Tunué, ecco la presentazione:

Un nuovo numero della rivista Mono, copertina di Vittorio Giardino

AA.VV.
Mono # 6 – «I classici della letteratura»
Direzione artistica Daniele Bonomo e Sergio Badino
Copertina di Vittorio Giardino
Tunué, 2009 – Collana «Mono» n. 6
cm. 21,5 x 29; pp. 48; spill.
semestrale

Euro 6,90
ISBN 978-88-89613-54-2

Per il tema «I Classici della Letteratura», più di quaranta artisti hano creato parodie, re-interpretazioni, analisi, critiche e personalizzazioni a fumetti dei classici che sin da bambini hanno letto e imparato a conoscere: da Moby Dick ad Amleto, da Pinocchio all'Odissea, da Dracula a Sherlock Holmes.

© Tunué


Per ordinarlo, cliccate QUI

martedì 14 aprile 2009

BdC ci prova


Ed ecco la tavola sceneggiata dal sottoscritto e disegnata da Emanuele Tenderini, recentemente pubblicata sul blog di Braccio di Culo.

Buona lettura!

[cliccare per ingrandire]

venerdì 10 aprile 2009

Ritmo


Altri appunti auto-didattici da segnare sul taccuino, così quando tra molti anni sarò abbastanza bravo da poter insegnare a qualcuno, avrò qualcosa di cui parlare.

Un aspetto fondamentale per quanto riguarda la sceneggiatura di una storia a fumetti, riguarda il ritmo che si imprime alla stessa. Sembra un argomento banale, ma spesso non ci si ragiona abbastanza.

Contrariamente da quello che si potrebbe pensare, il ritmo di un fumetto è in un certo senso "inverso" rispetto a quello di un film. Spesso capita di mettere delle vignette mute per conferire un'atmosfera riflessiva alla scena, oppure di inserire un sacco di dialoghi consecutivi per imprimere un ritmo serrato. Alle volte funziona se lo si sa usare bene, ma la maggior parte delle volte si ottiene l'effetto contrario.

Un lettore medio non si sofferma granché sulle vignette mute, a differenza di quello che potremmo pensare. Questo fa sì che tali vignette vengano fruite molto velocemente, quasi sorvolate, non dovendosi soffermare su nessun dialogo. Al contrario, aggiungere molte parole rallenta il ritmo di lettura, e quindi la durata stessa delle scene.

Facendo riferimento alla tipica griglia a sei dei fumetti Disney e Bonelli, a volte si inseriscono ad esempio tre vignette sulla stessa striscia con l'intento di ottenere un ritmo frenetico. Se tali vignette rappresentano momenti vicini della stessa azione si ottiene invece uno spezzettato effetto "moviola". Che ci può anche stare, perché quando si corre un pericolo si ha l'impressione che ciò che sta accadendo avvenga a rallentatore (sistema usato anche nel cinema). L'effetto frenetico, con le molteplici vignette piccole consecutive lo si ha invece se i momenti rappresentati non sono così vicini o costituiscono un montaggio incrociato di azioni o persone differenti.

Le dimensioni delle vignette hanno un'importanza fondamentale nel ritmo di lettura. Sempre facendo riferimento alla griglia a sei, mettere una doppia significa dilatare il tempo di lettura. Di solito dà una sensazione di "apertura". Messa a fine tavola, è come se ti spingesse a girar pagina, perché ti rendi conto che la scena ha ancora molto da dare. Una vignetta piccola in fondo pagina invece può essere buona per chiudere la scena, mettere una sorta di punto, soprattutto se si tratta di un PP, e/o una battuta di spirito.

A proposito del ritmo di una scena, Hitchcock diceva che, inquadrando alcuni passeggeri di un treno, se avesse voluto far alzare di colpo uno di essi avrebbe tenuto l'inquadratura stretta finché il personaggio non si sarebbe alzato, finendo magari anche parzialmente fuori campo, e solo dopo avrebbe allargato. Perché allargare l'inquadratura e poi far alzare il personaggio avrebbe significato anticipare l'azione allo spettatore, neutralizzando l'effetto sorpresa desiderato. Anche per un fumetto bisogna mettere la stessa attenzione nelle dimensioni delle inquadrature correlate al ritmo e all'effetto che si vuole ottenere.

Ma quelle che ho scritto poc'anzi non sono regole, sono solo osservazioni, perché alla fine per ogni scena c'è la giusta scansione di vignette. A volte per rallentare una scena ci vogliono tante vignette piccole, altre volte ce ne vuole una grande. L'importante è saper seguire la propria "sceneggiatura mentale" e riuscire a metterla bianco su nero.

Uno dei maghi del ritmo nei fumetti, manco a dirlo, è Alan Moore. In Watchmen, ad esempio, impone costantemente al lettore il giusto ritmo di lettura, permettendogli di trarre il massimo dalla storia.

Un altro davvero bravo da questo punto di vista è Tiziano Sclavi, che ha mutuato dal cinema molte delle sue suggestioni e delle sue inquadrature, ma che ha saputo trasporle in maniera efficace sulla carta, cambiandone la forma ma mantenendone l'effetto.

In campo umoristico invece uno dei più grandi è senz'altro Leo Ortolani. Nessuno come lui è riuscito a capire il ritmo del lettore e i tempi comici.

Mi rendo conto di avere io stesso ancora molte lacune per quanto riguarda il ritmo delle storie. L'andazzo generale della moderna fruizione impone di essere più sintetici in meno tavole, e a volte quando cerco di condensare le azioni si finisce per avere storie troppo compresse, da mal di testa. Il ritmo mentale del lettore procede più velocemente di quello che ci vorrebbe per leggere tutto con calma, e il rischio è quello di "perdere pezzi per strada".

In questo caso, bisognerebbe cercare di imparare il più possibile da quello che è uno dei più grandi maestri della sintesi: Matt Groening.

mercoledì 8 aprile 2009

Jeff Beck


Con dieci colpevoli anni di ritardo, ho scoperto "Who Else!" e "You Had it Coming", dischi strumentali di Jeff Beck rispettivamente del 1999 e del 2000.

Non sono mai stato un fan sfegatato di Jeff: ne riconosco il grande valore storico come chitarrista e compositore, ma come stile ho sempre apprezzato di più i suoi vecchi "compagni di merende" degli Yardbirds Page e Clapton.

Questi due dischi sono un po' un esperimento per uno che negli anni '60 era già uno dei più grandi chitarristi al mondo. Uniscono infatti il suo solido stile rock-blues con basi elettroniche e campionamenti. C'è da dire che JB ha spesso avuto un immaginario legato a ciò che era la "meccanica", i motori, l'industria, di cui a suo tempo anche il blues era a suo modo espressione musicale.

Verrebbe da pensare che questi album siano il disperato tentativo di una cariatide di adeguarsi alla modernità, se non fosse che uno come Jeff Beck non ha più niente da dimostrare e se volesse potrebbe tranquillamente adagiarsi sul suo collaudato bluesettone continuando a riscuotere consensi dai suoi ormai attempati fan. Ma JB è sempre stato uno aperto alle novità e alle sperimentazioni, e non sarebbe dov'è ora se così non fosse.

I due dischi sono molto validi. Le basi drum&bass, dovendo affiancarsi ai riff di JB sono ovviamente meno pesanti di quelle di gente tipo Prodigy (che, se volessi trovare un equivalente "analogico", paragonerei a qualche gruppo thrash metal).

Sebbene da un punto di vista melodico/armonico "Who Else!" sia più ricco di "You Had it Coming", il secondo è indubbiamente più "compatto" e "organico". "WH" infatti probabilmente risente ancora dello status di "esperimento". I primi due pezzi "What Mama Said" e "Psycho Sam" sono molto validi, ma poi l'esperimento viene interrotto da un - seppur piacevole - blues classico ("Brush with the Blues"), e il resto dell'album si attesta su di un più "ordinario" rock chitarristico sorretto dalla drum machine. Una cosa alla Satriani, se vogliamo. Col senno di poi, si ha quasi l'impressione che i primi due pezzi più "di rottura" servano per far digerire maggiormente la drum machine dei pezzi successivi, per un artista che si era abituati a sentire suonare con strumenti analogici e musicisti in carne e ossa. Solo con "THX138" si torna a sonorità maggiormente "tecnologiche".

L'album "You Had it Coming" invece ha il pregio di spostarsi su un terreno maggiormente "industriale" e allo stesso tempo più blues, con schitarrate di forte impatto e ritmiche coinvolgenti. Il brano che rispecchia di più lo spirito di questo album è "Roy's Toy", con quei rombi di motore campionati. Ma anche pezzi come "Nadia", "Loose Cannon" sono originali e di felicissimo ascolto. Il primo è un brano romantico che "si lascia trascinare" dalla ritmica veloce ma leggera, con un curioso effetto "volatile". Il secondo invece, come altri pezzi, si avvale di un gran bel riff con la chitarra accordata più bassa della norma dando quella stimolante impressione di base solida e ruggente, mentre il refrain ha un sapore orientale e immaginifico.
L'atmosfera generale dell'album è molto ispirante per uno sceneggiatore come me, che a ogni nota di questo disco si vede dipanare davanti agli occhi ora deserti polverosi, ora pericolosi sprawl di cemento, ora officine pregne di clangori metallici.
Forse alcuni pezzi sono un po' troppo semplici: un paio di riffoni blues inframmezzati da qualche campione e via, per una lunghezza media di 3 minuti per canzone, quando la lunghezza dei pezzi del precedente si attestava sui 5/6 minuti (un po' come i suoi vecchi pezzi pieni di assoli infiniti degli anni '60/'70). Alle volte, con questo "YHiC" si ha l'impressione di trovarsi davanti a una colonna sonora o una compilation di basi da promo tv. Però il prodotto è veramente di piacevole ascolto, con alcuni guizzi davvero notevoli. Non per niente in questo disco c'è anche lo zampino di Jennifer Batten, tecnicissima chitarrista di Michael Jackson.

Insomma, due dischi veramente validi, in particolare il secondo, e forse l'unica cosa di cui si sente davvero la mancanza sono i brani cantati: l'unico è il bel blues "Rollin' and Tumblin'" di Muddy Waters.

In generale però si avverte una specie di (meritevole) continuità con gli altalenanti esperimenti di "blues elettronico" inaugurati negli anni '80 dai ZZ Top.

lunedì 6 aprile 2009

Braccio di Disco


Sul blog di Braccio di Culo è arrivata fresca fresca una nuova tavola sceneggiata dal sottoscritto e disegnata naturalmente da quel sadico di Emanuele Tenderini!

Per leggerla cliccate QUI.

Mi-Rat-colo


Tram 15, direzione Rozzano, altezza Gratosoglio. Ore 14.30 circa.

Vicino a me, un gruppetto di adolescenti appena usciti da scuola. Sento due ragazzine (sottolineo il femminile) che parlano di una certa Cinzia. "Chi, il trans di Rat-Man? Quella che prima faceva il postino?", "Sì, dovrei averne un'immagine sul cellulare!".

Due adolescenti. Femmine. Che leggono fumetti. E gli piace. Nel 2009.

Sant'Ortolani ora pro nobis.


© immagine: Leo Ortolani - Panini

giovedì 2 aprile 2009

Topolino Libretto fa 60!


60 anni fa, aprile 1949. Nelle edicole italiane, compariva quello che sarebbe diventato un mito dell'editoria: TOPOLINO LIBRETTO.



Al suo interno, storie di Guido Martina (Topolino e il Cobra Bianco), Walsh/Gottfredson (Eta Beta l'uomo del 2000), Carl Barks (Paperino milionario al verde, Paperino e il segreto del vecchio castello).



Tanti auguri, Topo nazionale!

© immagini: Disney

mercoledì 1 aprile 2009

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