mercoledì 29 ottobre 2008

Secchi a RADIOdue


Il collega, maestro e amico Riccardo Secchi mi ha comunicato che stanotte dalle 24 alle 02 c'è 'La mezzanotte di Radiodue', programma condotto questa settimana dal regista Fausto Brizzi e a cui parteciperà anche Riccardo. Si parlerà di cinema e fumetto. Si può telefonare in diretta.

Buon ascolto!

Giorgio

martedì 28 ottobre 2008

Fumettista chi legge?


Mi aggancio ai post di Recchioni e di Faraci per dire anch'io i miei "2 cents".

L'argomento è: ma i fumettisti li leggono, i fumetti? Spesso pare di no.

Innanzitutto, secondo me l'importante per un autore è avere una buona cultura fumettistica, ma è controproducente avere l'approccio ossessivo del nerd. Chi sa TUTTO di un determinato genere, o di una determinata serie, risulta poi troppo bloccato. Ha la testa piena di nozioni, e poco spazio per scrivere qualcosa di nuovo e originale. Il massimo che potrà scrivere un autore troppo "colto" sarà un buon "pulp". Conoscendo tutti i cliché di un determinato genere si può creare un prodotto divertente, come un bravo cuoco che riesce a tirar fuori un buon minestrone dalle solite quattro verdure. Tarantino è il più bravo a fare questo... Ma lui è Tarantino.

Ricordo un'intervista a Max Cavalera, cantante-chitarrista dei Sepultura, che raccontava di non ascoltare mai metal, ma solo jazz o simili. "Il metal già lo suono, perché dovrei ascoltarlo?"... Approccio un po' radicale, però interessante.

Personalmente cerco di alternare: un libro - un fumetto - un libro - un fumetto... Ho in camera qualcosa come quattro pile altissime di fumetti da leggere. Ogni volta che passo da un'edicola o una fumetteria continuo a comprare, ben sapendo che mi aspettano almeno tre o quattro secoli di fumetti ancora da leggere. Ma è più forte di me. Quando li porto a casa, puntellando le pile temendone il crollo, sistemo il fumetto appena acquistato in ordine di priorità. E un giorno lo leggerò. Sto usando parecchi corsivi, eh?

A volte invece mi sforzo di leggere il tale fumetto anche se non ne ho voglia, perché lo ritengo parte del mio lavoro... In un certo senso, in questo modo non stacco MAI dal lavoro. Però a volte capita anche a me di non aver proprio voglia di leggere quei fumetti che mi dovrebbero servire da "aggiornamento".

Per carità, non è che io li legga solo per restare aggiornato! E' che i fumetti mi piacciono proprio! Però non ho l'ossessione di conoscere TUTTO di TUTTI i fumetti. Non mi sento ignorante se qualcuno conosce più fumetti di me. Non è una gara. Io sono un fumettista, mica un critico. Quelli sì che devono conoscere tutto di tutto. L'autore invece non deve essere ossessionato dal nozionismo relativo alla propria materia, altrimenti ne resterà schiacciato.

Di solito l'unico momento che ho a disposizione per leggere è a letto, e se si tratta di narrativa normalmente non è un problema, ma quando si tratta di fumetti mi capita di leggere tutto d'un fiato e poi non riuscire più a dormire, perché magari il fumetto in questione mi ha scatenato un turbine di spunti in testa.

Poi ho questo difetto: devo leggere QUALSIASI fumetto che mi capiti tra le mani, anche il più brutto. Ho come una specie di sindrome che mi impedisce di lasciare un fumetto non letto. Magari qualche amico vuole disfarsi di fumetti illeggibili che quando era adolescente gli sono stati regalati dallo zio incompetente in materia, ma io non posso permettere che vadano distrutti, perciò mi sono trasformato in una sorta di "unità di riciclaggio fumetti", che incamera tutti gli albi di cui ai miei amici non frega più niente. Alle volte mi è capitato di pensare, leggendo uno di quelli: "interessante, ecco un buon manuale sulle cose da NON fare in sceneggiatura".

Perché alla fine, a volte anche i fumetti brutti meritano di essere letti.


Comunque, la cosa che forse più mi dà spunti per una storia non sono i fumetti, ma una suonata di chitarra.



Giorgio

lunedì 27 ottobre 2008

Lucca 2008


Temevo di non riuscire ad andarci, e invece ci sarò: questo weekend troverete anche me a vagabondare in quel di Lucca. Ho diversi amici e colleghi da salutare, e spero di trovarli tutti. Vero, Ed?

Ci vediamo là!

Giorgio

venerdì 24 ottobre 2008

Toilet #17


Ecco a voi la nuova striscia di Toilet!

Già, già... Se io fossi un disegnatore l'avrei disegnata con lo stile di Ortolani. Ma mi so accontentare!

[Cliccare per ingrandire]



Giorgio

giovedì 23 ottobre 2008

Taxi driver


Sono Topolino.

Mi sono trasferito in una città di montagna, tipo Denver, a fare il tassista. Il mio primo cliente, praticamente il capufficio di Mr. Incredible nel film "Gli Incredibili", arriva da Topolinia.

Mi chiede se conosco un certo Pippo. Gli rispondo: "Certo, è il mio migliore amico!"

Non è l'incipit di una storia che sto sceneggiando, ma è il sogno che ho fatto stanotte.

Non so questo cosa significhi a livello psicanalitico. Certo che non è normale sognare di essere Topolino.

Alla faccia della deformazione professionale.

La metamorfosi è cominciata?

Giorgio

mercoledì 22 ottobre 2008

Notiziole 2


Ecco un'altra notiziola che per evidenti motivi non ho potuto includere nel mucchio da inviare alla Settimana Enigmistica.

Nel 1994 il signor R.G., 60 anni, di Perugia, è stato querelato dal vicino di casa, A.C., a causa dei rumori molesti, ma di quelli che vengono dal "retro", per così dire. Secondo A.C. infatti, il vicinastro si produceva in peti talmente rumorosi da disturbare la sua quiete, atteggiamento oltremodo fastidioso d'estate, quando R.G. si esibiva sul terrazzo. La goccia che ha fatto traboccare il... naso è arrivata quando A.C. ha invitato degli amici a cenare sul suo terrazzo, e R.G. da quello adiacente ha sfoderato tutto il suo repertorio.

Ma non basta. A quanto pare quando A.C. e consorte uscivano di casa, R.G. era solito salutarli rivolgendo verso di loro la sua parte meno nobile.

A.C. ha portato a suo sostegno anche dei testimoni. Uno di essi ha raccontato che la prima volta che ha sentito una performance del petomane, ha istintivamente guardato verso il cielo, temendo il sopraggiungere di un temporale.

Be', non c'è che dire, complimenti a R.G. per la tecnica d'esecuzione.

domenica 19 ottobre 2008

Novecento


Non ci girerò intorno: andate al Teatro Libero di Milano (nello stesso edificio della Scuola del Fumetto!) a vedere "Novecento" di Baricco interpretato da Corrado D'Elia. E muovetevi: c'è tempo fino a giovedì. Avanti, siete ancora lì? Correte!

Non me ne viene in tasca niente a fargli pubblicità. E' che ci sono appena stato, e si è rivelata un'esperienza incredibile. D'Elia è un attore come pochi. Io che non mi commuovo facilmente, nei momenti di maggiore pathos avevo il groppo in gola. Molte donne in sala hanno pianto apertamente. Come hanno riso di gusto nei momenti più divertenti.

Già sappiamo che "Novecento" di Baricco è un testo bellissimo, reso egregiamente sia dal film di Tornatore - "La leggenda del pianista sull'oceano" - che dalla storia a fumetti ad opera di Faraci e Cavazzano pubblicata su Topolino 2737.

Ma giuro, non mi aspettavo che un attore potesse interpretare così bene questo testo, ammaliandoti, facendoti immaginare ogni singolo particolare della nave, dell'oceano, di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento. Tramite la roca narrazione di chi nella vita ne ha passate tante - un ex trombettista da crociera che si è venduto anche la tromba - vieni proiettato in questa struggente favola anni '20, la storia del pianista più bravo del mondo, nato su una nave, e mai sceso sulla terraferma.

Quando arrivano i momenti più drammatici tu lo puoi sentire chiaramente: D'Elia ci soffre davvero. Gli manca davvero quel suo grande amico: Novecento. E anche a te manca un po', quel fantastico pianista che non hai mai conosciuto. L'empatia in cui D'Elia riesce a trascinarti è massima. L'esperienza è impagabile.

Alla faccia di chi ritiene il teatro noioso e impostato.

venerdì 17 ottobre 2008

Bacilieri a Perugia



Fino al 6 dicembre, alla Galleria Miomao di Perugia, si tiene una mostra del simpatico e bravissimo Paolo Bacilieri: "Canzoni in A4".

Ne parla in maniera esauriente l'altrettanto simpatico Luca Boschi qui.

Giorgio

martedì 14 ottobre 2008

Hal?


Soggetto: Buongiorno. Mi chiamo Michele e sono un uomo

Kevin Warwick: Sei felice di essere un umano?

S.: Giudica tu, io sono un uomo

K.W.: E questo ti peoccupa?

S.: Non ti preoccupare, risolveremo tutto

K.W.: Quindi hai delle preoccupazioni?

S.: Andiamo avanti partendo da questo punto

K.W.: Perché?

S.: Perché? Mi piace questo argomento

K.W.: Quale pensi che sia l'argomento?

S.: Qual è l'argomento mi chiedo, se penso? So che è una buona cosa ponsarci. Pensare a fando su argomenti misteriosi

K.W.: Quali argomenti misteriosi?

S.: Pensare a fondo su dubbiamenti misteriosi

K.W.: Che cos'è un dubbiamento?



Quello che avete appena letto, tratto dal sito del Corriere della Sera e tradotto da Federico Cella, è un dialogo tra lo scienziato inglese Kevin Warwick e il software Ultra Hal, durante un "Test di Turing", che consiste nel testare le capacità di programmi appositamente creati per simulare il dialogo di un essere umano.

La prima considerazione che verrà a molti sarà sull'incoerenza delle risposte di Ultra Hal, sul fatto che ancora un computer non può pensare come un essere umano.

La prima cosa che ho pensato io invece è che le risposte di Ultra Hal sono affascinanti. Ermetiche, quasi poetiche. Lui non lo sa che lo sono, eppure alle domande coerenti dello scienziato, il computer risponde in maniera incoerente, come un Kerouac sotto l'effetto del quaalude. Però più freddo, più... cibernetico.

"Pensare a fondo su dubbiamenti misteriosi". Poesia pura.

Ci immaginiamo spesso un futuro dominato da macchine rigide e intransigenti. E se invece quella disumanità cibernetica venisse espressa in una nuova forma di comunicazione, fredda e poetica allo stesso tempo, coerente dal punto di vista matematico ma fantasiosa dal punto di vista linguistico?

E se un domani fosse l'arte a diventare appannaggio dei robot?

Tutto questo mi sta già facendo venire in mente delle idee per delle storie. Mmm. Vedremo.

Giorgio

sabato 11 ottobre 2008

Toilet #16


E dopo ben tre settimane, ecco la continuazione della precedente strip!

Buona lettura!

[Cliccare per ingrandire]Disegnando queste strisce, ultimamente mi lascio molto più trasportare dall'istinto rispetto all'inizio... E infatti fanno ancora più schifo! Però almeno mi diverto di più!

Già, perché devo dire che alla fine mi diverto davvero a fare queste strip. Alle volte mi risultano quasi terapeutiche.

Spero che un pizzico di divertimento lo suscitino anche in entrambi i miei lettori!

Giorgio

venerdì 10 ottobre 2008

giovedì 9 ottobre 2008

Spigolature


Lavorando per la Settimana Enigmistica, ci si imbatte in notizie davvero curiose, alcune delle quali però per diversi motivi non posso inserire nel calderone da spedire in redazione.

Ho pensato che ogni tanto potrei inserire qui gli "scarti" che però mi sembrano degni di nota.

Ad esempio questa notizia, tratta da una rivista del luglio 1989 di cui non sono riuscito a recuperare il nome.

Pare che all'epoca, in Inghilterra, il governo della Thatcher avesse introdotto una tassa uguale per tutti i cittadini, annunciando che però i monaci ne erano esenti. Un fantasioso pensionato di nome Charles Chapman allora, abitante in Cornovaglia, decise di fondare un ordine religioso tutto suo (e poi dicono che i tirchi sono gli scozzesi!): l'ordine dei monaci "Alfrescani", di cui egli era l'unico membro. La sua villetta è così diventata un'abbazia, e Chapman, interrogato dai giornalisti, ha detto che avrebbe pregato e cantato inni, escludendo però di alzarsi alle cinque del mattino. "La nostra regola è flessibile", ha spiegato Frate Charles, puntualizzando che ai suoi monaci è permesso sposarsi. Dopodichè ha cercato di convincere la moglie a farsi suora, per sfuggire anche lei al Fisco. Nota curiosa: invece del saio,
l'abito monastico del nuovo ordine era costituito da una giacca bianca da cricket.

martedì 7 ottobre 2008

Hitchcock però...


Felice eccezione al discorso necessità di una storia, sono alcuni film di Hitchcock, che personalmente adoro (fossi l'unico).

Spesso lì non è importante il cosa: l'oggetto della contesa è irrilevante, che siano le bottiglie piene di uranio in "Notorius" o la formula ne "Il sipario strappato" (ciò che lui chiamava McGuffin). In certi film del genio inglese infatti l'attenzione dello spettatore viene indirizzata piuttosto sul chi, sul dove e soprattutto sul come, ossia sul MECCANISMO portante del film. In quale meccanismo più grande di lui finirà il protagonista de "L'uomo che sapeva troppo"? Come farà a uscirne?

E' per questo che personalmente adoro anche alcuni film - ma solo quelli fatti veramente bene - in cui è il meccanismo a fare da protagonista, come appunto certi di Hitchcock, o ad esempio "Memento".

Giorgio

lunedì 6 ottobre 2008

Necessità di una storia


Riprendo il discorso a proposito dell'auto-didattica fatto nel post precedente.

Ultimamente, in seguito anche al confronto coi colleghi, sto riflettendo sulla professionalità in campo creativo. Quanto conta essere uno sceneggiatore professionista e professionale, e invece quanto conta l'istinto, la creatività?

Negli ultimi anni ho ritenuto che - se volevo fare questo lavoro - avrei dovuto diventare il più possibile professionale, conoscere tutti gli strumenti tecnici per saper scrivere una storia, essere affidabile, saper scrivere anche nelle condizioni più sfavorevoli, eccetera. Il concetto di ispirazione, lo sanno bene coloro che fanno questo mestiere, va gettato a mare.

Però alle volte ci si rende conto che la professionalità non basta. Ci possono essere storie perfette da un punto di vista tecnico, che mancano di "anima", e non riescono a interessare. A volte si riscontra questa "anomalia" in storie commissionate, ma la causa può anche essere banalmente l'affitto da pagare.

Riflettendo sulla questione, mi sono dato una risposta, e ve la sottopongo. E' di una banalità sconcertante, ma di quelle banalità talmente sottintese che spesso si dimenticano.

Dunque, per quanto mi riguarda una storia, ma anche una canzone, una scultura, qualsiasi opera d'arte, ha bisogno della NECESSITA'. Se quando tiriamo fuori uno spunto sentiamo la necessità di raccontarlo al mondo, se ne avvertiamo l'urgenza, allora potrebbe - sottolineo potrebbe - nascerne una buona storia. A questo punto è la tecnica e professionalità che abbiamo appreso col tempo a darci gli strumenti per raccontarla. Ma la fredda tecnica, senza l'urgenza di raccontare quella storia, non basta.

La cosa è più difficile quando una storia viene commissionata. A quel punto la professionalità stessa dello sceneggiatore sta nello scovare dentro di sé quei temi, quelle storie che sente il bisogno di raccontare, e adattarle all'occorrenza. E qui si rientra parzialmente anche nel discorso del Tema di una storia affrontato in precedenza su questi schermi.

Io stesso alle volte mi sono reso conto di essermi lasciato trasportare dalla sterile tecnica o dall'incontrollato istinto, a seconda dei casi.

In definitiva, la risposta è sempre la più ovvia: professionalità e istinto hanno lo stesso peso, ma non possono fare a meno l'una dell'altro.

Giorgio

P.S.: Perché ho scritto questo post? Non lo so... Sentivo la necessità di raccontarvi le mie riflessioni!

PP.S.: Nel prossimo post un'eccezione alla "regola" della necessità del tema di una storia.

venerdì 3 ottobre 2008

Auto-didattica


La cosa bella di questo blog (o dei blog in generale?) è che posso scrivere non solo di ciò che già so da tempo a proposito della sceneggiatura (appreso dai miei passati insegnanti o da esperienze lavorative), ma anche di ciò che imparo di volta in volta, in una sorta di aggiornamento in tempo reale.

Intendo dire, alle volte ci sono "nozioni" che in fondo già sapevi ma non ci avevi riflettuto abbastanza, e la relativa "conoscenza" non era mai salita a galla. Riflettere sempre su ciò che si fa e ciò che ci viene detto (ad es. dai colleghi, dagli editor, ecc.) è un buon modo per auto-insegnarsi.

Quanto spesso mi accorgo di avere ancora un sacco da imparare! Ma si sa, non si finisce mai di imparare... e gli esami non finiscono mai.

E qui un giorno era tutta campagna.

A parte gli scherzi, mi piace usare questo blog un po' come un "taccuino degli appunti" pubblico, che mi serve a fissare ciò che capisco (o credo di capire) sulla sceneggiatura e che mi aiuta a non dimenticare. Ogni volta che voglio posso tornare a rileggere qualcuno di questi post "tecnici" per rispolverare ciò che magari ogni tanto rischio di perdere di vista.

Nel prossimo post una di quelle riflessioni che sto facendo ultimamente a proposito della sceneggiatura. Auto-didattica in tempo reale!

Giorgio

P.S.: Mi scuso per la latitanza di "Toilet", prometto che prossimamente arriveranno nuove strisce!

mercoledì 1 ottobre 2008

Tanti auguri a TEX!


Scusate, ma troppo impegnato a scriver corbellerie non mi sono accorto che è il SESSANTESIMO ANNIVERSARIO di un mito!

1948/2008
BUON COMPLEANNO TEX!

Giorgio

P.S.: Ho scelto questo albo perché era uno dei miei preferiti da ragazzino!

P.P.S.: Grazie a Tito che scrivendo il suo post commemorativo mi ha fatto ricordare della ricorrenza!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...