lunedì 28 aprile 2008

Q & A


Mi hanno segnalato alcune domande per me sul sito Papersera.

Ecco le risposte!

Per Marci (che se non sbaglio mi aveva scritto qui sul blog poco tempo fa):
Quello che dici è esatto: lascia aperta una possibilità. Di più non posso dire.

Per Iron_Ciccius (quale onore, scegliere come nick il nuovo "supereroe"!):
Grazie per i complimenti, ci siamo divertiti molto a scrivere quelle interviste: abbiamo scritto insieme le domande e poi io mi sono occupato delle risposte degli Ultraheroes mentre Alessandro di quelle dei Bad-7 e poi ce le correggevamo a vicenda. Capisco quello che dici di Ciccio, effettivamente sono stato molto indeciso tra mettere come suo peggior nemico una pietanza dietetica o la sveglia!
Grazie anche per i complimenti sulle storie gastronomiche e sulla saga di Lord Paperon, solo a parlarne mi sta tornando fame anche ora!

Per Doctor_Einmug (o dovrei chiamarti "uomo nuvola"?):
Capisco la tua perplessità, ma se avessi fatto come dici tu sarebbe venuta fuori una saga da 8 puntate! Quando l'ho proposta lavoravo da appena 2 anni per Disney, ed era già una grossa scommessa proporre una saga da 6 episodi. Tanto che tutti i colleghi a cui l'avevo raccontato mi avevano detto "non te la prenderanno mai"! Per quanto riguarda America settentrionale e meridionale: ci sono diverse convenzioni per quanto riguarda i continenti. Io tendo a considerare l'America un unico continente, perciò dovendo scegliere ho preferito descrivere il Messico, paese che adoro tanto quanto la sua cucina! Piuttosto, c'è un altro continente che non ho voluto prendere in considerazione: l'Antartide! Ma obiettivamente non penso sia possibile stabilire una "specialità gastronomica" antartica!

Grazie per i complimenti e se ci sono altre domande fate pure!

Giorgio

mercoledì 23 aprile 2008

Re: Il tema


L'amico e collega Sergio Badino sul suo blog tratta un argomento fondamentale: il tema di una storia.

L'argomento mi sta talmente a cuore che ho deciso di rispondergli direttamente sul mio blog invece di lasciargli un semplice commento.

Invece di ripetere anch'io che cos'è il tema di una storia vi consiglio di andare a leggere cos'ha scritto Sergio sul suo blog. Di mio posso aggiungere che per me il tema è come l'ANIMA di una storia.

Per quanto mi riguarda, il momento di conferire un tema a una storia arriva dopo che l'ho ideata e messo giù qualche appunto a proposito. Prima di passare al soggetto vero e proprio, mi interrogo sul tema: di cosa voglio parlare? Qual è la morale? C'è una mia visione del mondo che voglio comunicare? Alla luce di questo, quando si scrive un soggetto, seguendo le tracce della "morale", di solito attraverso sbagli, cadute, crescita interiore dei personaggi, la storia assume molta più sostanza. Non è più un insieme meccanico di accadimenti, magari anche divertenti, ma qualcosa di più profondo che lascia il segno su chi ha letto. Spesso mi capita di non ricordare cosa succede in un romanzo o un fumetto che ho letto, ma di ricordare l'atmosfera o il significato della storia.

Quando una storia ha un tema solido e interessante, anche qualche sbavatura tecnica o di struttura è tollerabile, perché la "corrente" del tema che ci trasporta è troppo forte per soffermarsi su qualche difetto. E se non ha un tema, la storia può anche essere perfetta dal punto di vista tecnico, ma lascerà indifferente il lettore, o magari l'avrà divertito ma in lui non resterà il segno di ciò che ha letto.

Il primo esempio che mi viene in mente sono le migliori storie di Casty, attuale autore disneyano. Quanto a struttura alle volte sono un po' "strambe", ma il tema spesso è troppo forte per lasciarsi distrarre. Ad esempio la "Neve spazzastoria" tratta un argomento molto serio (almeno questa è la mia interpretazione), ossia il revisionismo storico, la pericolosità di modificare la Storia per giustificare i propri intenti politici (soprattutto sotto una dittatura). A primo acchito sembrerebbe strano che si possa trattare un argomento tanto serio e importante su Topolino, e invece si può farlo e pure con una storia divertente e avvincente, fungendo anche da insegnamento per i più piccoli. Personalmente avrei avuto qualche remora ad affrontare un tema del genere. Perciò, quando l'ho letta mi sono detto "che mi serva da lezione"!

Giorgio

venerdì 18 aprile 2008

Don Quijote


Poco tempo fa un amico e collega mi ha mandato questa citazione tratta dal prologo di "Don Chisciotte della Mancia" (che non è un prete fissato con la paghetta) di Miguel de Cervantes, a proposito della scrittura umoristica:

“(...) Procurate che alla buona, con parole espressive, decorose e ben collocate, sorga il vostro discorso, il vostro periodo sonoro e festoso, ritraendo, in tutto quello che vi riuscirà e sarà possibile, la vostra intenzione, facendo comprendere i vostri concetti senza ingarbugliarli, e renderli oscuri. Procurate pure che, nel leggere la vostra storia, chi è malinconico abbia ad esser mosso a risa, chi è allegro abbia ad accrescere la sua allegria, l’ignorante non si annoi, il sapiente ammiri l’invenzione, il personaggio d’alto affare non la disprezzi, né chi ha senno abbia ad omettere di lodarla.”

Ha poi aggiunto (l'amico, non Cervantes!): "Alcuni (tu e io compresi, a scanso di equivoci) dovrebbero tatuarsela addosso e rileggerla quando si siedono per scrivere". Sono totalmente d'accordo, soprattutto per quanto riguarda la scrittura disneyana!

Giorgio

mercoledì 9 aprile 2008

Hemingway docet


Un paio di mesi fa sul sito del Corriere della Sera era stato lanciato un concorso che sfidava i concorrenti a scrivere un "romanzo in 6 parole" sull'esempio di Hemingway ("For sale: baby shoes, never worn"). La cosa mi sembra divertente e difficile allo stesso tempo, così mi è venuta voglia di scriverne uno anch'io. Eccolo qui:

Titolo: "Moglie o vegetale?"

Rosa,
cresciuta selvatica,
sfiorì in cucina.



Ovviamente giocando sul doppio senso rosa come fiore e Rosa come donna.

...si capiva?

Giorgio

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